Anguria e Umidità

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Anguria e Umidità

Anguria e umidità- il piacere di leggere

Ho ripreso a leggere molto.

Non nel modo ordinato, con una lista di libri sul comodino e un programma.

Piuttosto in modo forsennato, quasi selvaggio.

Leggo quello che capita e, alcune parole, quelle precise, restano lì, continuano a lavorarmi dentro, anche dopo.

Forse leggere serve anche a questo.

Ad imparare l’arte di camminare senza calpestare nessuno.

Detta così sembra una cosa semplice.

Non lo è.

È una postura dell’anima, come certe posture del corpo che all’inizio richiedono attenzione e poi, se siamo fortunati, diventano naturali.

Io ci sto quasi bene. Dico quasi perché le cose che ci riguardano davvero non vengono mai bene fino in fondo.

Ad esempio, quando apro un’anguria, la ispeziono in modo autoptico, cercando i semi neri uno per uno.

Non per perfezionismo, ma per ostinazione.

La lettura, per tanti anni, è stata la mia evasione dal mondo.

Leggevo ovunque.

Nei posti improbabili e nei momenti sbagliati.

A 16 anni volevo vivere altre vite. Oggi voglio capire meglio la mia.

Con la stessa fame, ma forse con più bisogno.

Leggere significa entrare nella testa di persone che non conosco.

Pensare con i loro pensieri.

Guardare il mondo dalla loro posizione, anche quando quella posizione non mi piace.

È un esercizio di profondità e, forse, di carità cristiana, la più difficile, che consiste nel provare a comprendere prima di giudicare.

Non sempre ci riesco, ma continuo a leggere.

Fuori c’è l’umidità.

Si appiccica alla pelle.

Fa sudare anche i pensieri.

Dentro, invece, apro un libro.

E respiro.

Respiro anguria e umidità.

 

 

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