IL DIAVOLO VESTE CAS- Prassie orali non verbali: cosa ci dice davvero la ricerca?

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Formazione Logopedica

IL DIAVOLO VESTE CAS- Prassie orali non verbali: cosa ci dice davvero la ricerca?

IL DIAVOLO VESTE CAS
Prassie orali non verbali: cosa ci dice davvero la ricerca?

Per molti anni, le prassie orali non verbali (NSOME, Non-Speech Oral Motor Exercises) hanno occupato un posto importante nella pratica logopedica. Soffiare, gonfiare le guance, spostare la lingua in diverse direzioni, inviare baci o mantenere determinate posture della muscolatura oro-facciale sono attività che molti genitori e professionisti hanno incontrato nel trattamento dello speech.

L’idea alla base di questi esercizi appare intuitiva: se lingua, labbra e mandibola partecipano alla produzione del linguaggio, allenarne forza e mobilità dovrebbe migliorare anche “la parola”. Tuttavia, quando questa ipotesi viene esaminata alla luce delle evidenze scientifiche, il quadro risulta molto meno convincente.

L’importanza della Evidence-Based Practice

Oggi la logopedia, come tutte le professioni sanitarie, si fonda sul principio della Evidence-Based Practice (EBP): le decisioni cliniche dovrebbero integrare le migliori evidenze scientifiche disponibili, l’esperienza del professionista e le caratteristiche del paziente (Sackett et al., 1996; Dollaghan, 2004).

Questo significa che un trattamento non dovrebbe essere adottato solo perché “si è sempre fatto così” o perché sembra intuitivamente efficace, ma perché esistono studi di buona qualità che ne dimostrano i benefici.

Perché gli NSOME sono stati messi in discussione?

Negli ultimi vent’anni, numerosi ricercatori hanno evidenziato diversi limiti teorici.

Il primo riguarda il principio della specificità del compito. Parlare è un’attività motoria estremamente complessa che richiede coordinazione, precisione, sincronizzazione e controllo motorio molto raffinati. Allenare movimenti isolati della lingua o delle labbra non significa necessariamente migliorare la capacità di produrre parole.

Un secondo aspetto riguarda la forza muscolare. Mentre parliamo, viene utilizzata solo una piccola percentuale della forza massima disponibile dei muscoli oro-facciali (Bunton & Weismer, 1994). Ciò che conta maggiormente è la precisione del movimento, non la sua potenza. Inoltre, gli NSOME raramente rispettano i principi necessari per ottenere un vero incremento della forza muscolare, come lavoro contro resistenza, affaticamento e progressivo aumento del carico.

Cosa dice la ricerca?

La revisione sistematica di McCauley e collaboratori (2009), una delle più autorevoli sull’argomento, ha analizzato gli studi disponibili sugli NSOME nei bambini con disordini dello speech. Gli autori hanno concluso che le evidenze erano insufficienti per dimostrare l’efficacia di questi esercizi nel migliorare il speech.

Anche successive revisioni della letteratura hanno confermato un dato importante: ad oggi, non esistono prove solide che gli NSOME rappresentino un trattamento efficace, né come terapia principale né come supporto aggiuntivo per i disturbi evolutivi dello speech.

Quale direzione seguire?

Le conoscenze attuali suggeriscono che, quando l’obiettivo è migliorare la produzione dello speech , l’intervento dovrebbe concentrarsi direttamente sullo speech stesso.  .

Conclusioni

La storia degli esercizi motori orali non verbali rappresenta un esempio significativo di come la pratica clinica possa evolversi grazie alla ricerca scientifica. Un trattamento apparentemente logico non è necessariamente efficace ed è proprio per questo che la Evidence-Based Practice riveste un ruolo centrale nella logopedia attuale.


Riferimenti bibliografici essenziali

  • Bonilha, L., et al. (2006). Neural correlates of oral motor and speech tasks.
  • Bunton, K., & Weismer, G. (1994). Evaluation of articulatory force in speech production.
  • Clark, H. M., et al. (2009). Strength training of the tongue and oral musculature.
  • Dollaghan, C. A. (2004). Evidence-Based Practice in Communication Disorders.
  • Finn, P., Bothe, A. K., & Bramlett, R. E. (2005). Science and pseudoscience in communication disorders.
  • Forrest, K. (2002). Principles of motor learning in speech intervention.
  • Hodge, M., & Wellman, L. (1999). Task specificity in oral motor performance.
  • Kleim, J. A., & Jones, T. A. (2008). Principles of experience-dependent neural plasticity.
  • Lass, N. J., & Pannbacker, M. (2008). Review of nonspeech oral motor treatments.
  • Lof, G. L., & Watson, M. M. (2008). A nationwide survey of nonspeech oral motor exercise use.
  • McCauley, R. J., Strand, E., Lof, G. L., Schooling, T., & Frymark, T. (2009). Evidence-based systematic review: Effects of nonspeech oral motor exercises on speech.
  • Robbins, J., et al. (2005). Tongue strengthening and swallowing rehabilitation.
  • Ruscello, D. M. (2008). Nonspeech Oral Motor Treatment Issues Related to Children With Developmental Speech Sound Disorders.
  • Sackett, D. L., et al. (1996). Evidence-Based Medicine: What it is and what it isn’t.
  • Weismer, G. (2006). Philosophy of motor speech disorders and task specificity.
  • Wilson, E. M., Green, J. R., Yunusova, Y., & Moore, C. A. (2008). Task specificity in speech motor control.

 

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