La puteca delle parole-Baricco. Rubrica logopedica.
La puteca delle parole-Baricco. Rubrica logopedica.
LA PUTECA DELLE PAROLE.
LOGOPEDIA CON A.BARICCO
“Poiché la disperazione era un eccesso che non gli apparteneva, si chinò su quanto era rimasto della sua vita, e riiniziò a prendersene cura, con l’incrollabile tenacia di un giardiniere al lavoro, il mattino dopo il temporale.”
— Alessandro Baricco, Seta
Ci sono parole che sembrano essere state scritte per accompagnarci nei momenti in cui la vita cambia improvvisamente direzione.
Questo passo di Baricco è una di quelle.
Ogni volta che la rileggo penso alle persone che incontro nel mio lavoro e a quel momento delicato in cui si affacciano alla riabilitazione.
Nessuno arriva perché lo desiderava. Si arriva dopo una diagnosi, dopo un incidente, dopo un evento neurologico oppure con il peso di una preoccupazione che riguarda un figlio.
Si arriva quando qualcosa, all’improvviso o lentamente, ha modificato il modo di parlare, di comunicare, di deglutire, di stare in relazione con gli altri.
È facile immaginare che il dolore di quel cambiamento possa occupare tutto lo spazio. È umano guardare ciò che si è perso e chiedersi se sarà mai possibile ritrovarlo.
Eppure Baricco non racconta un uomo che si lascia travolgere dalla disperazione. Racconta qualcuno che sceglie un gesto molto più difficile: chinarsi su ciò che è rimasto.
Questa è forse l’immagine che più assomiglia alla riabilitazione. Non si può cancellare il temporale, né fingere che non abbia lasciato segni. Ma si può osservare con attenzione il terreno, riconoscere ciò che è ancora vivo e iniziare, con pazienza, a prendersene cura. È un lavoro silenzioso, fatto di costanza più che di clamore.
Un lavoro che ricorda davvero quello di un giardiniere.
Anche la logopedia, in fondo, comincia così. Non dalla domanda “che cosa manca?”, ma da un’altra, molto più generativa: “Che cosa possiamo far crescere da qui?”. Ogni persona conserva risorse, capacità, possibilità.
A volte sono evidenti, altre volte sono nascoste sotto la paura, la fatica o la delusione.
Il nostro compito è cercarle insieme, coltivarle e dare loro il tempo di trasformarsi in nuovi traguardi.
La società ci abitua a pensare che il valore stia nei grandi cambiamenti, nelle trasformazioni rapide, nei risultati immediati.
La riabilitazione, invece, insegna una forma di coraggio diversa.
Insegna a riconoscere il significato di una parola pronunciata con più sicurezza rispetto al giorno prima, di un bambino che finalmente riesce a raccontare un’emozione, di un adulto che torna a partecipare a una conversazione senza sentirsi escluso, di una persona che recupera il piacere di condividere un pasto con serenità.
Da fuori, possono sembrare conquiste piccole. Per chi le vive rappresentano pezzi di vita che tornano al loro posto.
È questo che rende speciale il percorso riabilitativo: non è una corsa contro il tempo, ma un cammino fatto di fiducia reciproca.
Forse, la forza di cui parla Baricco non è quella di chi non soffre, ma quella di chi, pur conoscendo il dolore, decide che non sarà l’ultima parola.
È la forza di chi si sporca le mani, come un giardiniere il mattino dopo il temporale e sceglie di dedicare tempo, cura e professionalità a ciò che è rimasto.
È la stessa forza che vedo ogni giorno negli occhi di chi entra nel mio studio.
Persone che non cercano promesse impossibili, ma qualcuno disposto a camminare accanto a loro, un passo alla volta. Perché la riabilitazione non è soltanto recuperare una funzione: è riscoprire che dentro di noi esiste ancora la capacità di essere, anche dopo la tempesta.
E forse è proprio questo il significato più profondo della cura: non riportare il giardino a essere esattamente com’era, ma aiutarlo a rifiorire in un modo nuovo.
Diverso, forse.
Ma non per questo meno bello.
Francesca
Grazie Caterina, questa profondità di pensiero dona energia al rastrello di quel giardiniere
Loredana
Buongiorno Caterina,
Grazie per questa rubrica e grazie per le tue parole scelte con cura e attenzione e che arrivano dritte al cuore della questione: la capacità di far fiorire quel determinato giardino in un modo nuovo, diverso, ma comunque meraviglioso e per il quale vale la pena dedicarvi tutte le attenzioni possibili con tanta pazienza. Grazie per questo spunto di riflessione. Le parole di Baricco sono preziose e le riflessioni che hai condiviso con noi ancora di più.
Una buona giornata
Loredana Zurolo
Elisabetta
Trovare la forza di non farsi travolgere dalla tempesta non sempre è facile. La speranza, la fiducia a volte traballano e non trovi un punto fermo a cui aggrapparti. Quando vivi in prima persona la tempesta è impossibile che non ti travolga e spesso il dolore è così forte da non permetterti di guardare oltre. Poi per fortuna c’è una luce che arriva da non sai da quale parte che incendia una piccolissima miccia da cui riparte il fuoco…ecco forse quello è il coraggio, il coraggio che ti fa alzare e provare a fare un piccolo passo e poi un altro ancora. E allora anche se senti la stanchezza non ti fermi e vai avanti. Quando vivi in prima linea la tempesta ti rendi conto ancora di più di quanto le persone che arrivano da noi, nel nostro lavoro, hanno bisogno di trovare in noi “quel giardiniere che si sporca le mani e che ci aiuta a ripartire”.
Grazie Caterina!