Abito la logopedia, via della fragilità SNC.

Copertina Blog Caterina Apruzzese
Logopedia narrativa

Abito la logopedia, via della fragilità SNC.

Abito le parole e le arredo con me stessa.

Abito con le parole, ritrovando vecchie amiche sdentate e sorridenti.

Abito nelle parole, in uno spazio libero. Libero e pieno.

Penso alla logopedia, come ad una nobile opzione B per il puzzo di armadio chiuso.

Pretende di aprire le finestre sul mare e, spesso, le apre.

La logopedia è di austera bellezza, una perizia all’anima, un inno alla profondità, una contaminazione tra pelli sensibili.

Nella logopedia, sgrullo i miei brandelli d’anima, raccolgo terriccio umido, fecondo di nuove possibilità.

E se la felicità assoluta non esiste, la logopedia si colloca in quel nonostante.

 

È per quel nonostante che sono qui.

Per anni sono stata la compagna-poi moglie- di Marco, come se sgomitare per uno spazio professionale fosse necessariamente secondario alla costola di qualcuno, generalmente maschile.

Se ho sempre voluto fare la logopedista? No, perché fino ai 17 anni non sapevo neanche cosa fosse. Da piccola, volevo lavorare con i bambini. Al liceo, la mia scelta verteva su Lettere classiche, indecisa tra volere diventare una severa prof di latino e greco oppure una giornalista, come Oriana Fallaci.

Aiutare gli altri, ad esserci meglio, mi ha fatto sempre bene. Con nonno Tommaso dovevo usare bene il labiale. mi dicevano che fosse tornato sordo dalla guerra, no, non c’era molta delicatezza semantica che lasciasse spazio ad altri termini. 

Con zia Damiana dovevo avere accortezze comportamentali-perché lei era così. Una delle immagini più tragiche degli studi classici è stato il monte Taigeto, dal quale gli spartani buttavano tutti coloro che non servivano alla vita militare, perché fisicamente non idonei. 

Ho iniziato a guardare la parte etica della comunicazione e del linguaggio, e della partecipazione tutta come una delle tante- o forse poche- espressioni democratiche: aiutare l’altro ad esserci nel mondo. Non cogito ergo sum, ma communico, o comunque, io ci sono quindi esisto

Non c’è religione né filosofia in grado di equiparare il valore di tutto questo. 

La logopedia è far diventare fragilità bellezza, come un papavero solitario in un granaio biondo, mentre il Tavoliere delle Puglie scorre dal finestrino. 

La logopedia mi ha perdonato alcune fragilità e ha dato identità al mio modo di esserci nel mondo.

 

Ecco, la logopedia è

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