La MasterCAS, un desiderio formativo realizzato.
Quando mio padre ha letto l’articolo di giornale, si è reso conto dell’importanza dell’evento.
Alcuni eventi, opere, persone, non hanno bisogno di grandi descrizioni poiché hanno una importanza implicita, con la sola loro presenza.
In dialetto, mi ha chiesto: ma come ti è venuto?
Non è stato l’unico, anche le mie amiche mi hanno chiesto: ma quando le pensi?
Nulla di titanico, nulla di impossibile, eppure la MasterCAS ti lascia addosso uno strato di vibrazione in grado di propagarsi in chiunque si avvicini.
L’ho pensata, più di un anno e mezzo fa. Volevo qualcosa di diverso.
Sia chiaro, ho la presunzione di pensare che i miei corsi residenziali siano di alta levatura clinico- scientifica e cerco di personalizzarli, per avere un format riconoscibile.
Spesso, non c’è modo di approfondire e per quanto lasci tutta la bibliografia di riferimento, sono davvero pochi i colleghi che lo fanno.
Poi c’è il grande dilemma delle famiglie. Vengo contattata quotidianamente dalle famiglie per una valutazione o presa in carico e, ogni volta, ho pochi punti di riferimento.
O, forse, la verità, è che ho avuto necessità di uno scatto.
La mia specializzazione in Apraxia Kids, in America, è stata una dei percorsi più impegnativi della mia vita che ha cambiato la mia vita logopedica e, credo, anche un po’ di Caterina.
Quando leggo in giro: corso sullo Speech, trattamento della Disprassia Verbale con fondamenti clinico-teorici totalmente sbagliati e l’illusione- o presa in giro- che con quel corso tu possa essere in grado di trattare un disordine motorio dello Speech, mi si ribolle il sangue.
Non ho alcuna verità in tasca, anzi la mia coniugazione preferita è l’indicativo per la neurofisiologia e il congiuntivo per tutto il resto.
Nelle ipotesi, governa il se.
Capisco che la formazione sia libero mercato ma, delle volte, mi sembra di stare agli stand della festa patronale in cui il signore con il microfono ad archetto ti sta convincendo che quel tagliacipolle sia unico e non potrai farne a meno.
Ritorno alla MasterCAS.
Abbiamo lavorato ininterrottamente per 18 mesi.
Già durante il mentoring mi sono accorta di alcune magie che accadevano. I gruppi iniziavano ad essere più affiatati. Le riflessioni sulla letteratura iniziavano a prendere forma e la Disprassia Verbale cominciava ad avere sempre più un posto nel mondo logopedico, fatto di razionale clinico e scelte pensate.
L’intensivo in presenza mi ha determinato insonnia e attacchi d’ansia. Marco continuava a dirmi che era troppo. Troppo perché, pur essendo in aula, non ho mai abbandonato la clinica.
Quando giovedì ho visto arrivare le MasterCASine, è stato come se l’universo si fosse allineato. Emozionatissime loro e io più di loro.
Le ho colte in aula con “Orientiamo le vele”.
Ogni gadget era personalizzato, ogni tempo aveva un significato.
Dopo un’ora sono arrivati i bambini. Se devo dirla tutta, lo sforzo richiesto alle colleghe è stato notevole.
Durante il processo valutativo ho visto che qualcuno iniziava a perdersi, altre non reggevano la pressione, ma c’era il loro gruppo a sorreggerle. Ho avuto lo sguardo fermo, come un falco in cerca di un paio d’occhi vaganti. Annuivo. Ci sono. Ci sei. Vai.
I giorni successivi, prima dell’arrivo dei bambini, ancora razionale clinico: quali target, quale approccio, perché quell’approccio, scrivi l’obiettivo, pianifica i principi di apprendimento motorio,quale cueing, come svolgi il Probe test.
Dopo il lavoro diretto con i bambini, ancora razionale clinico. Alcuni target erano troppo, altri troppi pochi, altri si può fare.
Raccogliamo le emozioni su CAS WALL e da confusione, disorientamento, troppo poco tempo a comincio ad unire i puntini, le vele si stanno orientando, mi sento più precisa, comincio ad avere un terreno di razionale più solido.
Uno dei momenti più commoventi è stato la premiazione dei bimbi. A loro, va davvero il nostro grazie più grande.
Il luogo era magico. Pensate, eravamo proprio fronte mare, tra Peschici e Vieste, con il maestrale che soffiava e pause pranzo in spiaggia.
Siamo state anche a Vieste, ma la sera più magica è stata l’ultima, con aperitivo e cena al trabucco al tramonto, mentre vedi che il sole va proprio giù.
Hanno fatto piangere anche me, mannaggia a loro.
Loro continuano a studiare e io continuo ad essere il loro mentore, mi chiamano così.
A breve discuteranno il loro caso clinico e io farò “Il diavolo veste CAS”.
Non ti candidare alla prossima MasterCAS se pensi sia cara, perché lo è, in tutti i sensi.
La MasterCAS è un investimento che cambia la vita. Almeno, la mia.
Caterina Apruzzese
Logopedista
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