Cara logopedia, ti scrivo così mi distraggo un po’ – Salvezza
Cara logopedia, ti scrivo così mi distraggo un po’ – Salvezza
«Salvarsi non è facile.
Non perché richiede sforzi sovrumani, ma al contrario perché richiede semplicità, presenza, respirare, pensare, sentire, senza secondi fini.
[…]
Ci vengono offerte tante porte strette per tornare a Casa, ma noi siamo distratti, non vediamo e non udiamo quel fiore selvatico ai margini della strada, non benediciamo quel sassolino, quell’innamoramento, quello stupore, che fa deragliare il treno della nostra fuga
[…]
La salvezza è aristocratica, sono pochi quelli che la compiono, sono pochi quelli che compiono sé stessi, sono pochi gli animi che germogliano.
Nessuno può prestare all’altro i suoi piedi.
La salvezza è artigianale, non si può brevettare.
Siamo solamente noi stessi a potere varcare quella soglia, quella linea tra aldilà e aldiqua e risanare la nostra percezione, riprenderci l’interezza, rioccupare tutte le stanze del nostro essere.
Enrico Avveduto
SALVEZZA
SENTIRE
PUNTO DI CONSAPEVOLEZZA
INTEREZZA
ESSERE
«A scrivere ci si appartiene, ci si cura, ci si ripartorisce ogni volta, si viaggia tra i mondi, tra le stelle, tra le cose belle e quelle necessarie, tra le piaghe delle creature sole e tra le pieghe di quelle che al sole ci stanno stare ancora».
Stefania Simeoni
Questo testo fa parte della rubrica
“Cara logopedia, ti scrivo così mi distraggo un po’”.
Uno spazio di parola, riflessione e cura.
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La cultura cresce quando passa di mano in mano.
Caterina Apruzzese
Logopedista
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